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Mutamenti e metamorfosi - L’età dell’argento

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L'età dell'argento

L’età dell’argento

D opo che il mondo, una volta cacciato Saturno nel Tartaro tenebroso, fu sotto la potestà di Giove, subentrò l'età d'argento, meno prospera di quella dell'oro, di maggior valore rispetto a quella del fulgente bronzo. Giove abbreviò i tempi dell'antica primavera e circoscrisse l'anno nelle quattro stagioni, l'inverno del gelo, l'estate dell’afa insopportabile, l'autunno incostante e la primavera di breve durata. Allora per la prima volta l'aria infuocata dal caldo asciutto divenne incandescente, e nella stagione dell’inverno comparve il ghiaccio che mai s’era visto prima di quel tempo; allora, per la prima volta, gli uomini abitarono le case e si coprirono con le pelli degli animali che mai, prima d’allora, aveva pensato di uccidere. A far da casa furono le spelonche e le frasche ammassate e i rami tenuti insieme con la corteccia; allora per la prima volta la semenza di Cerere fu interrata nei lunghi solchi, e i giovenchi si lamentarono sotto la pressione del giogo. L’età dell’oro era soltanto un lontano ricordo e gli uomini di quel tempo impararono a subire le ire dei venti e ed ogni sorta di intemperie che la Natura mandava sui loro paesi. Nacque, così, la paura che si insinuò nell’animo degli uomini che impararono dapprima a tremare incapaci di reagire e soltanto dopo aver visto moltissime lune al tramonto, riuscirono a contenere. L’uomo non era più l’essere sereno e pacifico ma diventò guardingo e diffidente e pronto a difendere la sua esistenza, la sua donna, la sua famiglia. Fu così che la paura costrinse l’uomo di quei tempi a trasformare il proprio vivere.



 
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