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Mutamenti e metamorfosi - Giove, Io, Argo

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Mutamenti e metamorfosi
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Amore e Psiche
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Giove, Io, Argo

Giove, Io, Argo

M ito tra i più complessi e ricco di riferimenti storico-geografici. Si narra di una delle tante trasgressioni di Giove che si innamora della bellissima ninfa Io che vuol “possedere ad ogni costo” Lui, il potente re dell’universo deve esercitare il suo potere e nessuno e niente glielo può impedire. La figura della moglie, Giunone, gli si oppone: è il richiamo della moglie al marito che ha il dovere di fedeltà e di leale amore verso la propria moglie. Il dio, però, è troppo voglioso di affermare la sua potenza e, per celare a Giunone la sua infedeltà, avvolge la terra con una coltre di nubi così come un qualsiasi marito infedele crea intorno alla moglie tradita un coltre di menzogne. Giunone però si insospettisce e ordina alle nebbie di dissolversi, riuscendo così a ritrovare il suo consorte ed a metterlo in riga facendolo ritornare in sé ed a lei. Giove intanto, per proteggere Io dalla rabbia della moglie, trasforma la ninfa in una bianca giovenca, ed anche questo espediente è palesemente simbolico alludendo al coniuge infedele che nasconde l’amante dietro un’identità innocua ed accettabile dalla moglie. Giunone che certo non era tipo da farsi infinocchiare, fiutato l’inganno, chiese in dono la giovenca e Giove non poté rifiutare. Dunque, ottenuta dal marito la bianca giovenca, Giunone la affidò ad Argo dai cento occhi perché la sorvegliasse. Giove chiese a Mercurio, suo messaggero, di liberare la ninfa trasformata e così Mercurio, addormentò Argo e lo decapitò. E’ l’iter del potente che pur di affermare la propria prevalenza è disposto a tutto e ricorre anche ad assurdi stratagemmi. Giunone, dispiaciuta, prese i cento occhi di Argo e li applicò sulla coda del pavone. Io viene punita nuovamente da Giunone, che le invia un tafano a tormentarla, ed è costretta a girovagare senza sosta per tutta la terra. La gelosia tormenta la moglie che cova sempre maggiori vendette e si placa solo quando la rivale sparisce. A quel punto, il marito traditore è sconfitto, la giovane e bella amante è eliminata, e Giunone si può anche concedere un atto di pietoso perdono. Arrivata al braccio di mare tra Europa e Asia, lo attraversò a nuoto che così prese il nome di Bosforo ("passaggio della giovenca"). Infine Giunone, impietosita, pone fine al suo supplizio: arrivata in Egitto, Io ritorna giovane ninfa e viene venerata dal popolo egiziano come dea Iside. Io, dunque, come ogni amante clandestina, si trova tra la furia possessiva di Giove e la gelosia di Giunone così in questa scomoda posizione non fa altro che subire ed è costretta a fuggire in altra terra dove poter ricominciare a ricostruire una nuova immagine ed un nuovo ruolo. In questo mito Io riacquista la forma perduta ma lontano dalla sua terra d’origine.



 
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