Piero Paladini Art & Design

L'immaginario e altro

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“Il profumo dell’umanità infante” è uno dei presupposti da cui trae linfa la pittura di Piero Paladini, orientata verso una ricerca artistica che indaga il linguaggio della figurazione visionaria e dell’espressionismo onirico, a volte anche grottesco, raggiungendo risultati di un’estrema innovazione, originalità e freschezza.
Le ricerche figurali, tradotte per lo più in termini d’immediatezza, si chiariscono nei suoi lavori in forma e contenuto, strumenti essenziali all’artista per costruire immagini d’innegabile equilibrio, cariche di tensione, che permettono di raggiungere quella sintesi che è propria del suo dipingere cui sempre aspira.
Il suo sintesismo disegnativo trova inoltre fondamento nell’acceso cromatismo di campiture piatte, geometricamente scandite ed omogenee, e nella consistenza materica del colore che è la conseguenza logica di una ricerca condotta a priori non scissa dal tema iconografico.
Partecipe di questa sinergia di elementi compositivi e strutturali è anche la cornice che circoscrive nel quadro l’espressione di un’idea ed è studiata per essere allo stesso tempo margine e limite oltre cui esiste una realtà antitetica e contrapposta. E’ la definizione ultima, utilizzata dal pittore, per chiudere l’azione in singoli episodi, dove personaggi e situazioni descritte vivono in un mondo raccontato con dissacrante ironia.
Nella pittura di Paladini tutto è costruito con necessaria precisione, con perfezione quasi matematica, adoperando un gioco di linee rette e curve, elementi che danno origine a stravaganti fantasie favolistiche. Non solo, ma la sua arte, a volte, intende plasmare e ricreare la natura solo per amplificarne la meccanica, interagendo con essa in una competizione “simbiotica”, funzionale agli scopi manipolatori dell’artista stesso.
Le sue rappresentazioni, studiate nei minimi particolari, dove “nulla è lasciato al caso se non l’idea ultima e progressiva”, non sono mai statiche, bloccate, congelate, sebbene sembrerebbe così ad un primo approccio. In realtà una lettura più attenta ne rivela il dinamismo, provocando la percezione, pur sulla bidimensionalità dei supporti tecnici utilizzati (tela e legno), di una pluralità di piani.
L’impaginazione dell’immagine, realizzata in conformità ad un equilibrio esatto, controllato, è risolta in un movimento continuo e ripetitivo dove la “riproducibilità” del soggetto fa immaginare un ingranaggio in azione, che sposta gli oggetti solo mentalmente, quantunque siano ben costruiti e saldi nella loro fissità e staticità. Congegni meccanici, dunque, progettati a volte secondo una serialità modulare dell’immagine, intesa, però, come amplificazione stessa dell’idea espressa.
Questa sensazione di movimento deriva proprio dalle costruzioni automatizzate, dai veicoli alle macchine volanti o a quelle da guerra, reinventate nel suo immaginario, in uno spazio quasi onirico, in un’atmosfera surreale abitata da singolari figure umane, mosse da piccoli ingranaggi, frutto di un’elaborazione mentale e realizzate anch’esse come processo meccanico.
In questo panorama così ricco di figurazioni visionarie, che si traducono in chiave ludico-giocosa, Piero Paladini anima i suoi personaggi pieni d’energia e forza vitale, rendendoli unici e riconoscibili sempre, facendoli muovere ed agire in un mondo fantasmagorico fatto di forme, cromaticamente accese e compatte, e di contenuto, dalla forte ed intensa carica emotiva.

Terasia Panagrosso

 
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